Slide 15 Slide 2 Foto di Filippo Maria Gianfelice

Quello che contamina l’uomo - XXII Domenica del Tempo Ordinario

Deuteronomio 4, 1-2. 6-8; Giacomo 1, 17-18. 21. 27;
Marco 7, 1-8. 14-15. 21-23

Con questa Domenica riprendiamo la lettura del Vangelo di Marco, dopo la parentesi delle cinque domeniche passate con Giovanni.
Al tempo di Gesù, i farisei non mangiavano se non si erano lavati le mani fino al gomito e, tornando dal mercato, non si mettevano a tavola, senza aver fatto prima le dovute abluzioni. Davano una importanza straordinaria alla cosiddetta purità rituale, o esteriore, facendo dipendere da essa la loro santità davanti a Dio. Un giorno, vedendo che i discepoli di Gesù mangiavano senza prima aver fatto tutte le abluzioni, essi mossero al Maestro il rimprovero di non attenersi alle tradizioni degli antichi. Questo divenne l’occasione per un fondamentale insegnamento da parte di Cristo. Disse:
“Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo… Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive”.
Con queste parole Gesù operava una vera e propria rivoluzione religiosa, rispetto alla mentalità dominante. Spostava l’asse dell’attenzione dall’esterno all’interno. Domandiamoci subito: che cosa dice a noi uomini d’oggi questa importante pagina del vangelo? L’insegnamento fondamentale resta quello di sempre. Con quelle parole, Gesù colpisce alla radice la tendenza, sempre in agguato, specie nelle persone pie e religiose, di dare più importanza ai gesti e ai riti esteriori che alle disposizioni del cuore. Il desiderio cioè di apparire, più che di essere, buoni. In breve, l’ipocrisia, il “fariseismo”, il formalismo.
Questo, dicevo, l’insegnamento tradizionale che resta sempre valido. Ma oggi possiamo cogliere in quella pagina di Vangelo un insegnamento nuovo, di ordine non solo individuale, ma anche sociale e collettivo. La distorsione che Gesù denunciava in alcuni farisei del suo tempo, di dare più importanza alla pulizia esteriore che alla purezza del cuore, si riproduce oggi su scala mondiale. Ci si preoccupa moltissimo dell’inquinamento esteriore e fisico dell’atmosfera, delle acque, del buco nell’ozono; invece silenzio quasi assoluto sull’inquinamento interiore e morale.
Chi si dà pensiero, per esempio, dell’inquinamento della verità dovuto a forme distorte di informazione, o di certi abusi della sessualità e manipolazioni genetiche che minacciano di inquinare le sorgenti stesse della vita? Ci indigniamo vedendo immagini di uccelli marini che escono dalle acque inquinate da chiazze di petrolio, ricoperti di catrame e incapaci di volare, ma non facciamo altrettanto per i nostri bambini precocemente viziati e spenti, a causa della coltre di malizia che ormai si stende su ogni aspetto della vita.
Veniamo più direttamente a noi stessi. Se noi siamo attentissimi a ciò che “entra” in noi dalla bocca (ai cibi avariati, ai prodotti scaduti), ma non siamo altrettanto attenti a ciò che “esce” da essa (parole taglienti, violente, a volte false), non meritiamo anche noi il rimprovero di Cristo: “Ipocriti!”?
Sia ben chiaro: non si tratta di opporre tra loro i due tipi di inquinamento. La lotta all’inquinamento fisico, o in favore dell’igiene, è un segno di progresso e di civiltà al quale non si può a nessun costo rinunciare. Gesù non disse, in quella occasione, che non bisognava lavarsi le mani, o lavare i bicchieri e tutto il resto. Disse che questo, da solo, non basta; non va alla radice del male. Per ricostruire le cause di un incendio, si cerca di individuare il punto da cui si sono sviluppate le fiamme, così bisogna fare per combattere tutto l’inquinamento che c’è nel mondo. E la ricerca, in questo caso, ci riporta invariabilmente a un punto preciso: il cuore dell’uomo, il suo egoismo, la sua cupidigia, invidia, o almeno la sua disattenzione e negligenza.
Gesù lancia dunque nel suo Vangelo il programma di una ecologia del cuore. Bisogna risanare il cuore dell’uomo che è la sorgente di tutto. Da lì proviene tutto ciò che è veramente “male” e che “inquina” davvero il mondo. Nel creato non c’è nulla, per sé, di “cattivo”, di “peccaminoso”. Le bestie feroci, i fenomeni naturali possono essere nocivi, ma mai malvagi. La cattiveria è solo dell’uomo che possiede la libertà. Fino a che non venne Adamo a inquinare la creazione con il suo peccato, la Bibbia nota che “tutto era buono”.
Ma ormai lo sappiamo: non bisogna mai lasciare l’insegnamento del Vangelo a metà strada, fermandosi a una generica, anche se sacrosanta, denuncia di come vanno le cose intorno a noi. Anche questo sarebbe ipocrisia. Bisogna dunque cominciare ad applicare la parola, a metterla in pratica. E da dove cominciare? Qual è la cosa che, in questo campo, dipende anche da me, anzi soltanto da me? Per scoprirlo, partiamo dalla parola ecologia. Da dove deriva e che significa la parola eco-logia? Niente a che vedere con l’eco che ci risponde quando gridiamo all’aperto. Eco, in questo caso, viene dal greco oikos, che significa casa (come eco-nomo ed eco-nomia) e, per estensione, l’ambiente in cui uno vive.
Se ecologia significa custodire e tenere pulito l’ambiente, è chiaro che bisogna cominciare dall’ambiente più vicino che è il mio cuore e, subito dopo, la mia famiglia. Abbiamo scoperto così qual è l’angolino dell’universo che dipende da me tener pulito. Il Vangelo non ci lascia all’oscuro, o nel vago, su come si fa questa pulizia. Gesù ha elencato quali sono le cose che inquinano e che dobbiamo rimuovere da noi. Ascoltiamo cosa dice il seguito del brano evangelico di oggi:
“Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo”.
Stupisce vedere come si vanno diffondendo oggi delle “nuove religioni” che pretendono richiamarsi al Vangelo di Cristo e insegnano, su questo punto, cose che, con il Vangelo, fanno a pugni. Una di esse, agguerritissima e con appoggi potenti, Scientology, imposta tutto il suo messaggio sull’idea di “pulizia”. Per essa, l’uomo è “sporco”, perché infettato dagli “engrammi negativi”, cioè da ricordi inconsci di esperienze dolorose del passato che gli impediscono di godere appieno delle proprie potenzialità. Con la tecnica della dianetica, cioè mediante l’evocazione di ricordi di esistenze anteriori, quei ricordi cattivi vengono riportati alla luce e cancellati, cosicché la persona diventa “pulita”. (Niente bisogno, come si vede, di conversione, cambiamento di vita e di cuore). Al termine di tutto, la persona – che nel frattempo avrà sborsato all’organizzazione svariati milioni – avrà poteri telepatici, conserverà il ricordo di tutte le precedenti vite, potrà liberarsi da tutti i mali del corpo e soprattutto saprà come avanzare nella sua carriera.
Non è questa la pulizia di cui parla Gesù nel nostro brano evangelico! Essa non si conquista a suono di milioni, ma con l’esercizio delle virtù, badando più a quello che esce da noi che a quello che entra in noi (gli “engrammi”). Non con la dianetica, ma semmai con l’esame di coscienza. È stolto affannarsi a ricercare ipotetiche ferite e torti subiti in precedenti vite e non darsi alcun pensiero dei torti fatti da noi in questa vita!
Per essere concreti prendiamo una delle cose inquinanti elencate da Gesù, la calunnia e l’altro vizio con essa imparentato che è di dire malvagità, o malignità, sul conto del prossimo. Vogliamo intraprendere davvero un’opera di bonifica del cuore? Intraprendiamo una lotta senza quartiere alla nostra abitudine di scendere al pettegolezzo, a riferire critiche, a partecipare a mormorazioni contro persone assenti, a trinciare giudizi avventati. Questo è un veleno difficilissimo da neutralizzare, una volta diffuso. Molti conoscono i versi del poeta Metastasio a questo riguardo:
“Voce dal sen fuggita
più richiamar non vale;
non si trattien lo strale,
quando dall’arco uscì”.
Gli addetti alla nettezza urbana (oggi si chiamano “operatori ecologici”) hanno un posto dove portare i rifiuti: il forno inceneritore. Anche Gesù ha previsto, per la ecologia del cuore, un forno inceneritore: è il sacramento della riconciliazione, la confessione, accompagnata da sincero pentimento. Più in generale, il forno inceneritore è lui stesso, sempre pronto a prendere i nostri peccati e a lavarli con il suo sangue. Il suo sangue è il grande “detersivo”, il solvente che “scioglie” i grumi di male che si formano nella nostra coscienza. “Il sangue di Cristo purifica le nostre coscienze dalle opere di morte” (cfr. Ebrei 9, 14).
Diciamo anche una parola su come tenere pulito l’altro “ambiente”: la famiglia. Non possiamo usare, in questo caso, lo stesso metodo che usiamo per tenere pulita la nostra coscienza. Se quando si tratta di noi stessi, la parola d’ordine è scoprire, cioè portare alla luce le intenzioni e le opere cattive e combatterle apertamente, quando si tratta degli altri, dei famigliari, il metodo migliore spesso è coprire: coprire le debolezze e i difetti, saperli scusare e saper attendere; mettere in luce piuttosto il positivo che non il negativo, in attesa che la persona scopra da sé ciò che non va in lei. “La carità tutto copre”, diceva san Paolo (1 Corinzi 13, 7). Questo non esclude naturalmente il dialogo e la correzione fraterna, fatta con amore.
Anche per questa ecologia domestica, esiste un forno inceneritore in cui distruggere tutti i rifiuti prima che divengano tossici: chiedersi reciprocamente scusa. È incredibile quanto questo semplice gesto rasserena l’atmosfera, infonde fiducia e coraggio, aiuta a ricominciare da capo con più amore e stima di prima. Ci sono mariti e mogli dalle cui labbra non è uscita mai la parola: “Scusami!”, detta col cuore, senza altra aggiunta. Di qui la difficoltà ad andare d’accordo. Perché non imparare a farlo? Non è del tutto vero ciò che diceva Metastasio. È possibile a volte richiamare indietro una parola “dal seno fuggita”: chiedendo scusa.
Ricordiamo ancora una volta, prima di concludere, la grande massima lasciataci da Gesù nel Vangelo odierno: “Non è ciò che entra nell’uomo che lo inquina, ma ciò che esce da lui”.