Slide 15 Slide 2 Foto di Filippo Maria Gianfelice

XXX domenica - anno A

Omelia tenuta all’Eremo dell’Amore Misericordioso di Cittaducale, Rieti

“I farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono; e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesù gli disse: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: Ama il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti” (Matteo 22, 28-34).
Anzitutto una precisazione. Amare Dio e il prossimo è il più grande dei comandamenti; ma i comandamenti non sono, nel cristianesimo, la cosa più grande. Se lo scriba avesse chiesto a Gesù: “Quale è la cosa più importante da fare?”, la risposta non sarebbe stata: “Amare Dio e il prossimo”, ma sarebbe stata “Credere! Credere nell’amore di Dio”. “Il regno di Dio è venuto –diceva Gesù all’inizio del suo ministero -: convertitevi e credete!” (Mc 1,15), cioè: l’amore di Dio è venuto a voi gratuitamente, senza che voi abbiate fatto nulla per meritarlo: accoglietelo mediante la fede! È l’interpretazione che ne da san Paolo: “Quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia” (Tito 3, 4).
Il nostro amare Dio non è la causa, ma l’effetto del suo amore per noi. “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi…Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo”1 Gv 4, 10.19).

Messa in chiaro questa verità, possiamo ora riflettere sul comandamento, limitandoci questa volta al primo di essi: amare Dio con tutte le forze e con tutta l’anima. Gesù si limita forse a ribadire il comandamento della Legge, senza apportare nessuna novità in un campo così importante e decisivo come è l’amore? Noi cristiani siamo forse, in questo campo, nella stessa situazione del dottore della legge e degli uomini dell’Antico Testamento? Assolutamente no! E qui vi dico qualcosa che si è fatto chiaro anche a me solo oggi, preparando questo commento al vangelo.
Prima di Cristo, l’amore per Dio era un amore “a distanza”. Oh, sì, Dio era presente al suo popolo, ma gli uomini non lo vedevano e continuavano a gridare a lui nei salmi: “Il tuo volto, Signore, io cerco… Mostrami il tuo volto… Mostraci il tuo volto e noi saremo salvi”. Adesso Dio ha, finalmente, mostrato il suo volto, perché “Gesù –diceva sant’Ireneo – è il volto visibile del Padre invisibile”. Lui stesso ha detto: “Chi vede me vede il Padre”. Amare Gesù è ora amare Dio, amarlo nel modo con cui lui vuole essere conosciuto e amato. Non “per procura”, ma di persona. In passato si facevano dei matrimoni per procura. Un povero giovane emigrato in America sposava una ragazza rimasta in Italia in attesa di tornare in patria. Si sposavano senza essersi mai visti, sperando che l’amore nascesse in seguito, una volta conosciutisi…Non è così che vuole essere amato Dio. Non dobbiamo intendere tutto questo nel senso che chi ama Gesù è come se amasse il Padre. No, chi ama Gesù sta, ipso facto, amando il Padre, perché Gesù e il Padre sono “una cosa sola”.

Perché, allora, quel giorno Gesù ha risposto allo scriba limitandosi a ripetere alla lettera il primo comandamento della Legge? Perché non ha detto: “Il più grande comandamento è amare me” ? Per lo stesso motivo per cui, durante la sua vita, non ha detto mai apertamente: “Io sono il Messia”. (Lo ha detto, ma solo davanti al sinedrio, quando ormai non c’era più pericolo di interpretare il titolo in modo sbagliato).
Durante la sua vita terrena Gesù ha rivolto spesso la domanda: “Credi tu?”, “Credi che io possa fare questo?”, “Credete in me?”, ma mai ha posto la domanda: “Mi ami tu?” Lo ha fatto solo con Pietro dopo la Pasqua: “Simone di Giovanni, mi ami tu?” Perché? Perché voleva prima morire per noi, darci la prova suprema del suo amore. Anche ora, con Gesù, vale infatti la legge che abbiamo ricordato all’inizio: il nostro amore è sempre la risposta, l’effetto, non la causa dell’amore di Dio. Noi amiamo Gesù perché egli per primo ci ha amati e ha dato la sua vita per noi.
Nel canto natalizio Adeste fideles c’è una frase che purtroppo non sempre si è conservata nelle traduzioni in altre lingue: “Sic nos amantem quis non redamaret?”, cioè: “Come non riamare uno che ci ha amato tanto?”. Dante Alighieri mette in bocca a Francesca da Rimini la famosa affermazione: “Amor che a nullo amato amar perdona”: l’amore non permette a chi è amato di non riamare a sua volta.
Ma ascoltiamo su questo punto il grande innamorato di Gesù, Paolo: “L’amore di Cristo ci spinge (altra possibile traduzione: ci stringe da tutte le parti, ci assedia), al pensiero che uno è morto per tutti” (2 Cor 5, 14); in tono vibrante, alla fine della prima lettera ai Corinzi: “Se uno non ama il Signore Gesù, sia scomunicato” (1 Cor 16, 22); in tono confidenziale, ai Galati: “Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 1, 20). Notare qui l’uso del singolare al posto del plurale: “per me”, anziché “per noi”. Cristo è infatti è morto per ciascuno individualmente. (Ricordate? Gesù sa contare solo fino a uno, ma quell’uno è ognuno di noi).
Il grande filosofo e mistico Pascal, in preghiera, si sentiva rivolgere da Gesù queste parole: “Io ti sono amico più del tale e del tal altro, perché ho fatto per te più di loro ed essi non soffrirebbero mai quello che ho sofferto io da te, non morirebbero mai per te nel tempo dei tuoi tradimenti e delle tue crudeltà come ho fatto io e sono disposto a fare per ognuno dei miei eletti”.

Ma è ora che ci poniamo la domanda: che significa amare Gesù? Una prima risposta ce la da lui stesso nel vangelo di Giovanni: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti”. Lo abbiamo ascoltato anche nell’acclamazione al vangelo di oggi: “Se uno mi ama osserverà la mia parola”. In altre parole, obbedienza.
Ma non solo questo. Quando Gesù chiedeva a Pietro: “Mi ami tu?”, non intendeva solo dire: “Sei disposto a obbedirmi?” No, intendeva anche quello che intendiamo noi quando rivolgiamo a una persona (quando il fidanzato rivolge alla fidanzata, la moglie al marito e viceversa) la fatidica domanda: “Mi ami?” ; cioè, senti un trasporto verso di me? Mi desideri, mi vuoi?” Il mio nome e il mio ricordo fa vibrare il tuo cuore?
Il mondo è pieno di amore “freddo”, per dovere, per abitudine. “Faccio tutto il mio dovere verso di lui –dicono alcune mogli parlando del marito e alcuni mariti parlando della moglie – non gli faccio mancare niente”. E con questo credono di essere a posto, anche se il loro cuore è altrove, o da nessuna parte, cioè amano un’altra persona o non amano nessuno.
Bisogna innamorarsi di Gesù e per fare questo è necessario – l’ho detto altre volte – passare dal Gesù “personaggio” al Gesù “persona”. Il personaggio è uno di cui si può scrivere e parlare quanto si vuole, ma al quale e con il quale non si può parlare. La persona è uno al quale e con il quale si può parlare. Gesù risorto è una persona viva, più reale e presente di ogni altra persona al mondo.
C’è uno, il cui compito è precisamente quello di insegnarci ad amare Gesù, a ricordarci le sue parole, a metterci nel cuore la fiamma viva del suo amore: lo Spirito Santo! Ascoltare le parole di Gesù, contemplarlo sulla croce possono cominciare a smuovere qualcosa nel nostro intimo, a produrre qualche incrinatura nel cuore di pietra, ma chi può veramente comunicarci l’amore per Gesù è il Paraclito. Egli, nella Trinità, è l’amore del Padre per il Figlio e ora, nel tempo, ci permette di amare Gesù con lo stesso amore con cui lo ama il Padre perché è lui stesso questo amore. “Lo Spirito Santo, diceva ancora sant’Ireneo, è la stessa nostra comunione con Cristo”.
C’è un motivo esistenziale per il quale è tutto nostro interesse innamorarci di Gesù, ed è che questo amore riempie il cuore, fa felici. Due giorni fa parlavo agli studenti di Varsavia, in Polonia, nella cappella universitaria gremita all’inverosimile di giovani. Ho terminato con questo appello che ora oso rivolgere anche a voi: “Giovani, innamoratevi di Cristo. Egli solo rende felici. Non annulla gli altri amori – per la donna o l’uomo della vostra vita, per l’amico, per i genitori, per i maestri – ma li sostiene, perché ogni forma di amore viene da lui. Io mi sono innamorato di Gesù e sono felice.”