Slide 15 Slide 2 Foto di Filippo Maria Gianfelice

“INCONTRI AL CAFFÈ”

Marina di Pietrasanta,
Domenica 3 Luglio 2011

1.

Non mi capita spesso di parlare in un contesto laico come questo, a un pubblico di cui non conosco in anticipo le convinzioni e le attese. Mi è capitato solo un’altra volta, quando la proprietaria di una discoteca dell’Hinterland milanese una notte mi invitò a dire due parole ai giovani nella sua discoteca…Beh, al confronto, devo dirvi che qui mi sento più tranquillo…

Questa cirsostanza mi ha spinto a pormi la domanda: cos’è che ci accomuna tutti, credenti e non credenti, uomini e donne? Quali sono le attese profonde e i desideri più universali nascosti nel cuore umano?
Mi è sembrato che essi si riassumono in due capi.
Primo: tutti desideriamo realizzare qualcosa di bello e di valido nella vita. Gli inglesi chiamano tutto ciò achievements, noi lo chiamiamo riuscita, successo.

Secondo: tutti desideriamo essere felici e, se possibile, fare felici altri intorno a noi, cominciando dal proprio marito o la moglie.

Quello che io vorrei fare nei minuti che mi concederete è mostrare come la fede in Dio, e più concretamente la fede in Gesù Cristo, è il nostro migliore alleato nella ricerca di questi due obbiettivi della vita: il successo e la felicità.

Primo dunque, circa la riuscita nella vita, il successo.
Pascal e i tre ordini di grandezza. Grandi, ma in un ordine piccolo!
Gounod: “Una goccia di santità vale più di un oceano di genio”.

Santità può sembrare una parola troppo impegnativa, che fa paura, specie in un contesto come questo. Chiamiamola allora con altro termine accessibile a tutti: grandezza morale, rettitudine, onestà, coscienziosità.

Perché questo terzo è il grado più alto di successo e di grandezza…
Una riprova in negativo: nessuno biasima una persona perché non è forte, bella o ricca, o perché non è di grande intelligenza, ma tutti la biasimano se non è retta e onesta. Perché? Perché quest’ultima è una qualità necessaria e richiesta a tutti, dalla quale dipende il valore intrinseco di una persona. Si fonda su quello che c’è di più nobile nell’uomo e che tutti possiedono: la libertà! Non dipende da noi essere atletici o avvenenti, avere buona o cattiva memoria e intelligenza, ma dipende da noi essere onesti o disonesti, buoni o cattivi.

Il credente ha delle ragioni ulteriori per aspirare a questo ordine di grandezza che è la grandezza morale, la santità di vita. Essa è una grandezza eterna, grandezza per tutti. Con essa si è grandi davanti a Dio che è il giudice supremo, il metro di ogni grandezza .
Cos’è l’uomo secondo il pensiero filosofico classico: quello che è determinato ad essere in base alla sua nascita – natura!
Cos’è l’uomo per la Bibbia: quello che è chiamato a divenire con l’esercizio della sua libertà, nell’obbedienza a Dio – vocazione! Il pensiero moderno, specie quello esistenzialista, è più vicino a questa prospettiva biblica che non a quella essenzialistica, se si eccettua quell’aggiunta finale: “nell’obbedienza a Dio”. Sartre: si è quello che si sceglie di essere; ognuno traccia la propria esistenza, come il fiume avanzando si scava il suo letto.

Se questo è il santo, allora il contrario di santo non è peccatore ma fallito.

2.

Ma adesso la buona notizia: non siamo obbligati a scegliere uno di questi tre ambiti di grandezza e rinunciare agli altri. La santità, o, come l’abbiamo chiamata, rettitudine morale è una grandezza che si può ottenere anche militando nel primo e nel secondo livello. Uno può lavorare per arricchire, valorizzare la propria forza o la propria bellezza, distinguersi nell’arte, essere un attore, un calciatore, uno scrittore, uno scienziato, un musicista e nello stesso tempo tendere alla santità, cioè ad avere una vita spirituale profonda. La santità è aperta a tutti. È difficile pensare a una categoria di persone, dai re agli schiavi, che non abbia prodotto dei santi.
La santità è l’unico ambito dove si è realizzata nella storia la par condicio tra uomini e donne. In tutti gli altri ambiti….Ma nella santità…

Quale la condizione per realizzare questa meravigliosa completezza?
Quella di non concepire il proprio lavoro solo come un modo per diventare ricco, famoso, ma anche per scopi più nobili e meno egoistici: cioè servire gli altri, contribuire al bene comune della società, aiutare anche i meno fortunati di noi.
Qui è la differenza tra l’idea di grandezza di Cristo e quella di Nietzsche…Due rispettivi campioni: Hitler – Madre Teresa.

Vorrei insistere in particolare sull’uso della ricchezza, visto il potere che ha il denaro di condizionare la vita umana. Gesù non lascia nessuno senza una speranza, neppure il ricco. Ai ricchi Gesù da questo avviso: “Accumulatevi tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano” (Mt 6, 20), e ancora: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne” (Lc 16,9). Gesù consiglia ai ricchi di trasferire i loro capitali all’estero! Ma non in Svizzera, in cielo.

Molti -dice sant’Agostino- si affannano a seppellire il proprio denaro sotto terra, privandosi anche del piacere di vederlo, a volte per tutta la vita, pur di saperlo al sicuro. Perché non seppellirlo addirittura in cielo, dove sarebbe ben più al sicuro e dove lo si ritroverebbe un giorno per sempre? Come fare? È semplice, continua il santo. Dio ti offre nei poveri dei facchini. Essi si recano là dove tu speri un giorno di andare. Dio ha bisogno qui nel povero e ti restituirà quando sarai di là”.

L’elemosina non è la soluzione unica oggi. Ci sono molti altri modi di far servire i propri beni ai poveri. Un giorno un ricco industriale andò a consigliarsi da una monaca di clausura. Era deciso a fare delle sue ricchezze quello che il Signore gli avesse mostrato, compreso vendere tutto e darlo ai poveri, se questo era ciò che egli richiedeva da lui. La suora chiese tempo per pregare e quando il ricco tornò per la risposta, gli disse: “Hai denaro da parte, in questo momento?”. “Sì”, rispose. “Allora va’ e apri un’altra fabbrica e da’ lavoro ad altri operai!” E così fece.
L’importante è “non arricchire solo per se stessi”, ma come dice Gesù “arricchire davanti a Dio”. Il ricco costruttore che va in paradiso….

3.

Il secondo (o forse primo) grande desiderio del cuore umano, la felicità.
Happiness, Felicità! “Felicità, al solo sentire pronunciare questa parola…”.
“Quel dolce pomo che per tanti rami cercando va la cura dei mortali”
Inno alla gioia di Beethoven

Ma l’esperienza umana sembra dire il contrario. Il passaggio della gioia non sempre lascia dietro di sé questa scia di fraternità, di pace, di appagamento.
In questa vita piacere e dolore si susseguono con la stessa regolarità con cui, al sollevarsi di un’onda nel mare, segue un avvallamento e un vuoto che risucchia indietro il naufrago. “Un so che di amaro – ha scritto il poeta pagano Lucrezio – sorge dall’intimo stesso di ogni piacere e ci angoscia in mezzo alle delizie”( De rerum natura, IV, 1129 s.).
L’uso della droga, l’abuso del sesso, la violenza omicida, sul momento danno l’ebbrezza del piacere, ma conducono alla dissoluzione morale, e spesso anche fisica, della persona.
“Le lacrime dell’eros”: eros e thanatos

La rivoluzione portata da Gesù. Cosa si intende per “pena” e sofferenza…
Lo slogan sui Bus di Londra. Il modo di calcolare il tempo.

“Le prochain amour” de Jacques Brel. Ma è questo lo scopo e il destino intrinseco dell’amore o qualcosa è andato perduto che lo rende tale?
L’intuizione di A. de St. Exupéry. Cosa succede quando non si guarda più nella stessa direzione, o il punto di convergenza degli sguardi non è più posto fuori del tempo –l’eternità, Dio ! – ma dentro il tempo e in un punto del tempo assai vicino, un orizzonte limitato (l’unione dei corpi, i figli, una casa), presto raggiunto e perciò incapace di continuare a catalizzare e unire tra loro i due sguardi. All’amore umano sono state tarpate le ali; anziché aiutare volare in alto, esso riesce solo a trascinare per un breve tratto sbattendo le ali per terra.

5.

Oggi è Domenica. La domenica è l’occasione ideale per ricordare questa rivoluzione, perché è il giorno del trionfo della vita sulla morte, della gioia sulla tristezza

Il Big Bang nell’universo dello spirito.
Buona notizia: Cristo è risorto, dunque anche noi risorgeremo.
Ci sono due risurrezioni. “Rigenerati a una speranza viva grazie alla risurrezione di Cristo”.

Trovandomi nei luoghi pucciniani, mi torna in mente il ricordo di un sabato santo speciale.
Ero a Gerusalemme per realizzare una serie di puntate del programma “Le ragioni della speranza” che va in onda su Rai Uno ogni sabato sera. Ero nella Basilica del Santo Sepolcro a commentare il vangelo della domenica di Pasqua. Mi tornarono in mente le parole dell’aria della Turandot di Puccini: “Tramontate o stelle, all’alba vincerò”. Mi sembrò che nessuno avrebbe potuto pronunciare queste parole con più ragione di Cristo, alla vigilia della sua risurrezione. Chiesi alla regista di terminare la puntata facendo riascoltare quell’aria. In quel contesto, essa faceva venire i brividi. Le parole non cantavano più una vittoria immaginaria, ma una vittoria reale, storica, non di un innamorato, ma di tutta l’umanità. Spero che l’amico Andrea Bocelli si ricordi di questo la prossima volta che canterà quell’aria…