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Mandi il tuo Spirito, sono creati - Domenica di Pentecoste

Atti 2, 1-11; 1 Corinzi 12, 3b-7.12-13; Giovanni 20, 19-23

Le letture della festa di Pentecoste ci permettono di cogliere un aspetto fondamentale dell’azione del Paraclito: lo Spirito Santo come creatore, o la potenza creatrice dello Spirito. Nel Salmo responsoriale leggiamo:

“Mandi il tuo Spirito e sono creati,
e rinnovi la faccia della terra”.

Ma è il Vangelo che ci offre lo spunto più significativo. Nel cenacolo, la sera di Pasqua, Gesù

“alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo” .

Questo gesto richiama volutamente il gesto di Dio che, nella creazione, “soffiò sull’uomo, plasmato con polvere del suolo, un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (cfr. Genesi 2, 7). Con quel gesto Gesù viene dunque a dire che lo Spirito Santo è il soffio divino che dà vita alla nuova creazione, come diede vita alla prima creazione. Proprio da qui partì la Chiesa per definire la divinità dello Spirito Santo nel Concilio di Costantinopoli del 381: “Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita…”. Se lo Spirito è creatore, allora è Dio, perché creare è prerogativa esclusiva di Dio.
Proclamare che lo Spirito Santo è creatore significa dire che la sua sfera d’azione non è ristretta alla sola Chiesa, ma si estende, in modo diverso, a tutta la creazione. Nessun tempo e nessun luogo è privo della sua attiva presenza. Egli agisce fuori della Bibbia e dentro di essa; agisce prima di Cristo, al tempo di Cristo e dopo Cristo, anche se mai separatamente da lui. Nessuno può sottrarsi alla sua luce benefica, come nessuno può sottrarsi al calore del sole. “Ogni verità, da chiunque venga detta -ha scritto san Tommaso d’Aquino-, viene dallo Spirito Santo”. Certo, l’azione dello Spirito di Cristo fuori della Chiesa non è la stessa che dentro la Chiesa e nei sacramenti. Là egli agisce per potenza, qui per presenza, di persona.
La cosa più importante, a proposito della potenza creatrice dello Spirito Santo, non è però comprenderlo o spiegarne le implicazioni, ma è farne l’esperienza. E che significa fare l’esperienza dello Spirito come creatore? Per scoprirlo partiamo dal racconto della creazione.

“In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito del Signore aleggiava sulle acque” (Genesi 1, 1-2).

Cosa deduciamo da queste parole? Che l’universo esisteva già al momento in cui interviene lo Spirito, ma era ancora informe e deserto, caos. È in seguito alla sua apparizione (anche se “prima” e “poi” hanno senso qui solo in relazione a noi) che vediamo il creato assumere i suoi contorni, la luce separarsi dalle tenebre, la terraferma dal mare e tutto prendere una forma definita. Lo Spirito Santo è dunque colui che fa passare il creato dal caos al cosmo, che fa di esso qualcosa di bello, di ordinato, pulito: un “mondo” appunto, secondo il significato originario di questa parola. La scienza ci insegna oggi che questo processo è durato miliardi di anni, ma quello che la Bibbia vuole dirci, con il suo linguaggio semplice e immaginifico, è che la lenta evoluzione verso la vita e l’ordine attuale del mondo non è avvenuta a caso, obbedendo a ciechi impulsi della materia, ma per un progetto posto in esso, fin dall’inizio, dal creatore.
L’azione creatrice di Dio non è limitata all’istante iniziale. Dio non è stato una volta, ma sempre è creatore. E non solo nel senso che “conserva” l’essere e governa con la sua Provvidenza il mondo, ma anche nel senso che sostiene, comunica continuamente essere ed energia, spinge, anima e rinnova la creazione. Applicato allo Spirito Santo, questo significa che egli è sempre colui che fa passare dal caos al cosmo, cioè dal disordine all’ordine, dalla confusione all’armonia, dalla deformità alla bellezza, dalla vecchiaia alla giovinezza. Tutto ciò, non certo meccanicamente e di colpo, ma agendo all’interno della stessa evoluzione naturale delle cose e delle specie. Egli è colui che sempre “crea e rinnova la faccia della terra”.
Questo a tutti i livelli: nel macrocosmo come nel microcosmo, cioè nell’universo intero come in ogni singolo uomo. Dobbiamo credere che, nonostante le apparenze, lo Spirito Santo è all’opera nel mondo e lo fa progredire. Quante scoperte nuove, non solo nel campo fisico, ma anche in quello morale e sociale. Un testo del Vaticano II dice che lo Spirito Santo è all’opera nell’evoluzione dell’ordine sociale del mondo” (Gaudium et spes 26). Non è solo il male che cresce, ma anche il bene, con la differenza che il male si elide, finisce con se stesso, perché è non-essere, il bene invece si accumula, rimane. Certo, c’è ancora tanto caos intorno a noi: caos morale, politico, sociale. Il mondo ha ancora tanto bisogno dello Spirito di Dio, per questo non ci dobbiamo stancare di invocarlo con le parole del Salmo: “Manda il tuo Spirito, Signore, e rinnova la faccia della terra!”.
Concentriamoci sul microcosmo, su quel “piccolo mondo” che è il nostro stesso cuore. C’è un caos anche in ognuno di noi, nel nostro cuore. Sono desideri, progetti, propositi, rimpianti contrastanti e in lotta tra di loro, che ci rendono spesso un enigma a noi stessi. Un autore spirituale del medio evo, Guigo II, descriveva in questi termini il suo stato spirituale (e pensare che si tratta di un monaco certosino che viveva nella più alta contemplazione!): “Mi accorgo, Signore, che la terra del mio spirito è ancora inconsistente e vuota, che le tenebre ricoprono la superficie dell’abisso…Essa è infatti nella confusione come in una specie di caos spaventoso e oscuro, ignorando sia il suo fine che la sua origine e il modo della sua natura… Così è la mia anima, Dio mio, così è la mia anima. Una terra deserta e vuota, cieca e informe, e le tenebre sono sulla superficie dell’abisso…Ma l’abisso del mio spirito ti invoca, Signore, affinché tu crei, anche da me, cieli nuovi e terra nuova”.
Un filone della letteratura moderna non fa che riprendere, in chiave psicologica, questo tema dell’uomo in preda al caos, che si dibatte nel marasma delle proprie contraddizioni (l’uomo “del sottosuolo” lo chiama Dostoevskij); oppure che sceglie di rifare, in senso contrario, il cammino della creazione: non più dal nulla all’essere, ma dall’essere al nulla, dalla luce alle tenebre. Il cammino del nichilismo. Quale luce getta su questa esperienza universale di caos la fede nello Spirito creatore! Lo Spirito di Dio, che era in azione sopra e dentro il caos primordiale, è ancora operante nel mondo.
Noi portiamo in noi stessi un vestigio del caos primordiale: il nostro inconscio. Quello che la psicanalisi moderna ha descritto come passaggio dall’inconscio alla coscienza, dall’”Es” al “Super io”, è un aspetto di questa creazione che deve compiersi in noi e che consiste nel passaggio dall’informe al formato. Lo Spirito Santo vuole aleggiare anche sul caos del nostro inconscio in cui si agitano forze oscure, impulsi contrastanti, in cui si annidano angosce e nevrosi, ma anche possibilità inesplorate. “Lo Spirito scruta ogni cosa…” (1 Corinzi 2, 10). A chi ha problemi con il proprio inconscio (e chi non ne ha?) non si può dare migliore consiglio che quello di coltivare una particolare devozione allo Spirito Santo e di invocarlo spesso nella sua qualità di creatore. Egli è il migliore psicanalista e psichiatra del mondo. La devozione allo Spirito Santo non induce necessariamente a far meno degli aiuti umani in tale campo, ma certamente li completa e li sorpassa.
C’è un tempo della nostra giornata in cui è più necessario e più spontaneo fare l’esperienza della potenza creatrice dello Spirito, ed è il risveglio del mattino. Ogni mattino che succede alla notte è una vivida reminiscenza e un simbolo dell’uscita del mondo dal caos primordiale. Si rinnova il prodigio. La notte è come una ricaduta temporanea nel caos. Angosce, sogni, incubi, bene e male, realtà e irrealtà: tutto è mescolato e confuso nella notte. I sogni sono senza tempo, senza colore; un mondo allo stato magmatico. A volte ci destiamo con la sensazione di dover ricominciare tutto da zero, come se fossimo degli atei che non hanno mai conosciuto Dio e non sanno cosa siano fede, speranza e carità.
Di qui l’importanza di iniziare ogni nuovo giorno con lo Spirito Santo, perché trasformi il nostro caos notturno nella luce della fede, della speranza e della carità. Io ne avverto quasi il bisogno fisico, di fronte alla fatica di scuotermi di dosso la pesantezza, l’inerzia e l’oblio della notte. Un autore antico diceva che la nostra mente è come un mulino: il primo grano che vi viene messo dentro, quello è ciò che continuerà a macinare per tutto il giorno. Di qui l’importanza di metterci, di buon mattino, il grano di Dio, prima che il maligno vi metta la sua zizzania.
Un modo semplice per fare questo è imparare a dire subito, appena svegli: “Vieni, o Spirito creatore!”. Sono le prime parole dell’inno più famoso che esista in onore dello Spirito Santo, il Veni creator. Fu composto nel IX secolo. Con esso è iniziato ogni anno nuovo, ogni secolo, ogni concilio, ogni coronazione di papa o di re. Nulla si faceva di importante, in passato, senza intonare prima questo inno. Lo preghiamo insieme, in una recente versione metrica:

O Spirito che susciti il creato,
pervadi i tuoi fedeli nel profondo,
riversa la pienezza della grazia
nei cuori che creasti per te solo.

Tu sei il Consolatore e l’Avvocato,
dal Padre altissimo donato ai figli,
sorgente viva, carità che infiamma,
unzione che santifica e risana.

Concedi a chi ti invoca i sette doni,
tu, dito della destra del Signore,
che adempi le promesse dei profeti
dotando il labbro di parola nuova.

Illumina, vivifica le menti,
nei cuori infondi volontà d’amare,
fortifica le stanche nostre membra
con la fedele, dolce tua potenza.

Disperdi in fuga l’avversario antico,
accorda presto pace con letizia,
così, da te guidati a vera vita,
eviteremo il fascino del male.

Fa’ che riconosciamo il Padre buono
nel volto del suo Figlio fatto carne
e a te, che unisci entrambi nell’amore,
porgiamo ascolto e lode in ogni tempo. Amen.